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1441–1494

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Matteo Maria Boiardo

Mondo, da pazzi vanamente amato, Portarti un fol su l'asino presume, Ché i stolti sol confidano in tuo stato. Ozio Sardanapalo ozioso in piume

Tenne e in lascivie concubine e gola, Tanto che del regnar perse il costume. Fatica fece Ipolita, che sola Meritò de le Amazone corona;

E in Scizia e in Grecia ancor suo nome vola. Disio accese Atteon de una persona Celeste, sì che in cervo fu converso: Però el desio tropp'alto alcun non pona.

Ragion fe' Laura del fanciul perverso Cupìdo trionfar, ché mai non torse Occhio da la virtù né il piè in traverso. Secreto Antioco fu, tanto che corse

Per Stratonica quasi in fin ad morte; Ma el fisico gentil ben lo soccorse. Grazia a secreti e savii non va a sorte, Ma cum ragion, ché ne l'amore ha il vanto

Colui che è a asconder le passion più forte. Sdegno questo re Erode occupò tanto, Che facta occider Mariana, poi La chiama, e con Amor si dôl col pianto.

Pazienza Psiche ebbe ne i casi soi, E però fu soccorsa ne li affanni E facta Dea nel fin, ch'è exempio ad noi. Error fece Jacob septe e septe anni

Servir, ché di Rachel Laban non dixe: Ma el tempo ristorò tucti i suo' damni. Perseveranza in Penelope vixe Tanta, che, al texer e disfar le tele,

Meritò riaver l'amato Ulixe. Dubio a se stesso Egeo fece crudele, Che a morte se gittò nel mare in frecta, Visto Teseo tornar cum negre vele.

Fede ebbe Sofonisba non suspecta A Massinissa, ch'el venen promisse Se a seguire il trionfo era constrecta. Inganno Nesso, che a Dianira disse:

Ad Ercul dà questa vesta col sangue, Se advien che abbia d'amor mai teco risse. Sapienza fu, come in un callido angue, In Ippermestra, che in feminei panni

Salvò il marito dal timor exangue. Caso cadde in Pompeo, che per tanti anni Avea seduto al summo de la rota, E al fin fortuna el sommerse in affanni.

Modestia Emilia, di Scipion devota Moglie, ebbe; ché, trovatol con l'ancilla, Tacque il peccato, per non darli nota. Pericol di gran foco una favilla

Porta: ecco Cesar morto nel Senato Da duo; e fuggi già el furor di Scilla. Experienza in Rea fu, che occultato Jove nel monte de Ida, ordinò i suoni,

Ché al pianger suo non fusse ritrovato. Tempo, che gli omini a la morte sproni, Nestor servasti, e se pur venne al fine, De un viver tal non par che se ragioni.

Oblivion, che termine e confine Di tutto sei, Elice e Dido a Lete Menasti, e fama e tempo hai in toe ruine. Fortezza d'animo in Lucrezia liete

Exequie fece: per purgar sua fama Se occise, e a l'offensor tese atra rete Dando exempio a chi 'l nome e l'onore ama.

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