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1441–1494

3

Matteo Maria Boiardo

Abandonata il pastore Aristeo avia Tesaglia e la dolce verdura e 'l chiaro Anfriso e il fiume di Peneo; ma dentro al petto più fervida cura

lo accende ed arde che la dipartita da' colli ameni e sua antica pastura: perché sovente a lacrimar lo invita Cloride bella, a lui fissa nel core

da' suoi primi anni e da la età fiorita. Sieco piangendo adunque quello ardore, véne in Cileno, e là sotto ad un pino Dafnide a l'ombra se dolea de amore.

Sospetto di geloso a quel tapino Citeride avia tolta, onde dolente si stava sospirando a capo chino. E poi che ciaschedun primeramente

detto ebe lo esser suo cum la cagione che gli atristava l'anima e la mente, deliberarno la lor passione cantando l'uno e l'altro far palese

cum versi alterni e nuota di canzone. Dafnide primo in su il fiume dissese, mutando il fiato e il ditto sì veloce che le parole al suono erano intese;

e ritocando or questa or quella voce, cum tal parlare in dolce melodia aperse quello ardor che 'l cor gli coce.

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