Abandonata il pastore Aristeo
avia Tesaglia e la dolce verdura
e 'l chiaro Anfriso e il fiume di Peneo;
ma dentro al petto più fervida cura
lo accende ed arde che la dipartita
da' colli ameni e sua antica pastura:
perché sovente a lacrimar lo invita
Cloride bella, a lui fissa nel core
da' suoi primi anni e da la età fiorita.
Sieco piangendo adunque quello ardore,
véne in Cileno, e là sotto ad un pino
Dafnide a l'ombra se dolea de amore.
Sospetto di geloso a quel tapino
Citeride avia tolta, onde dolente
si stava sospirando a capo chino.
E poi che ciaschedun primeramente
detto ebe lo esser suo cum la cagione
che gli atristava l'anima e la mente,
deliberarno la lor passione
cantando l'uno e l'altro far palese
cum versi alterni e nuota di canzone.
Dafnide primo in su il fiume dissese,
mutando il fiato e il ditto sì veloce
che le parole al suono erano intese;
e ritocando or questa or quella voce,
cum tal parlare in dolce melodia
aperse quello ardor che 'l cor gli coce.