La fiamma che mi intrò per li ochi al core
consuma l'alma mia sì dolcemente
che apena il mio morir per me si sente,
tanto suave infuso è quello ardore.
Come colui che in sonno dolce more
morso da l'aspe, e con l'ochio languente
rifiuta il giorno, e la torpida mente
senza alcun senso perde ogni vigore;
così ancor io, del mio dolce veneno
pasciuto, vo mancando a poco a poco,
né posso del mancar prender sospetto:
ché, abenché io senta il spirto venir meno,
non cerco per campar spegner il foco,
per non spegner con seco il mio diletto.