Prima cagione a l'ultimo mio male,
dritto viagio del mio torto errore,
stilla fresca pietade a tanto ardore,
ché altro rimedio al mio scampo non vale.
Ben cognosco me stesso, e non son tale
che potesse fugir dal mio Signore:
egli è d'alto ardir pieno, io di terrore,
io grave ed inerme, ed egli ha il dardo e l'ale.
Io no posso fugir, né fugir voglio,
ché tanto libertà prezar non degio
quanto il bel laccio d'or che il cor me anoda.
E se captivo in sua pregion me vegio,
dico palese, e vuò che il mondo m'oda,
che non d'Amor, ma sol di te mi doglio.