Per l'alte rame e per le verde fronde
non ho mie voce al tutto messo invano,
ché il senso a li ocelletti è fatto umano
tanto che il nome tuo non se nasconde.
Né sol gli ocei, ma ancor le petre e l'onde
hanno pietà del mio dolor insano,
e il fiume apresso e il monte di lontano
come io soglio chiamar così risponde.
Perché me stesso ingano alcuna volta,
e parlo sopra l'onde a le pendice,
poiché fortuna e sdegno te m'ha tolta.
Alor son quasi nel mio mal felice,
ché quella alpestra ripa si me ascolta
che l'ultime parole me ridice.