Qual sia 'l mio stato non cercate udire,
Virbia gentil, che tropp'è acerbo e crudo,
e tal, ch'a un petto di pietate ignudo,
nascer pietà faria del mio martire.
Amo chi me non ama, e 'l mio languire
disprezza, e quanta pena in petto chiudo;
e 'l fuoco ov'io sì spesso tremo e sudo,
punto non cura, né mi vuol gradire.
Ride ella sempre, e sa lo strazio mio,
ma così poco del mio mal le cale,
che finge non veder ciò ch'ella vede.
In questo stato sono, Virbia, e male
posso salvarmi. Ahi, duro caso e rio,
ch'indi ritrar non so, né voglio il piede.