Quando l'Aurora coi bei crini d'oro
adorna il ciel di rose e di vïole,
e for del Gange i suoi corsier il Sole,
sferzar comincia al vago lor lavoro,
i' che la notte mi consumo e ploro
l'aspre mie pene sì penaci e sole,
rinforzo il pianto allor; così mi duole
lontano andar dal mio vital ristoro.
I' vado errando, com'Amor mi guida,
ed agli altri m'involo, ond'in luoghi ermi
sovente il mio caval perduto arriva.
Lasso, mai fia, che senza pianto o strida
mi trovi il sole, e questi piedi fermi
'nanzi a colei che sì lontan m'avviva?