Non è martir ugual al mio martire,
che d'estremo dolor mi spolpa e accora,
e sì m'avviva ancor e mi colora,
ché non v'è gioia a par del mio languire.
Ma non lo voglio al mondo discoprire,
perché di lui non venga l'ultim'ora,
poiché capace alcun mortal non fora
senza morir lo stato mio sentire.
Ché quella ond'io men moro e vivo è tale,
di bellezza, costumi, e leggiadrìa,
che donna a lei non vede il sol eguale.
Onde ciascun beato mi dirìa,
lodando la cagion del mio gran male,
ma percosso d'invidia ne morrìa.