Torcete pur il viso, e gli occhi ancora
volgete altrove, acciò non miri mai
ver' me girarsi que' soavi rai,
sì che di doglia lagrimando i' mora.
Fuggite com'il vento irata ognora,
e più crudel ch'un'aspra tigre assai,
prendete a gioia i miei tormenti e guai,
e sia di vostra grazia in tutto fora.
Se 'n mezzo 'l cor l'immagin vostra porto,
che giorno e notte sempre adoro e veggio,
perché dinanzi a me, donna, fuggire?
Ma se morir in tanta pena deggio,
almen ritrovi in voi questo conforto,
che mi veggiate innanzi a voi morire.