S'io vuo' di te cantar, o diva, s'io
delle tue grazie il campo mieter voglio,
se smeraldi, rubini e perle accoglio,
e qualche cosa dir di lor disìo;
fra quante for ne scieglie il canto mio,
quando fra mille e mille una ci toglio,
più bella lode in te trovar non soglio
che madre dirti del Figliuol di Dio.
Quest'una grazia, questo don ti leva
sovra ogni cosa; ché farti maggiore
non puote Iddio, se Dio non ti faceva.
Madre dunque di Dio, per tant'onore
porgi soccorso a noi, che qui per Eva
l'altrui piangiamo, e insieme il nostro errore.