Quando sarà che gli occhi, Amor, appaghi
della fatal, divina lor viva esca,
quando che i passi fermi, che coi maghi
atti leggiadri la tua face adesca?
Felice Endimïon, ch'i lumi vaghi
tanto godesti in l'amorosa tresca,
e tu, Leandro, che i marini laghi
lieto solcasti all'aura dolce e fresca,
i' per me privo dell'amata vista,
ch'alluma e scalda il mondo freddo e cieco,
erro piangendo travagliato e lasso.
Dunque, se grazia mai da te s'impetra,
Amor, perché non fai, ch'un giorno seco
mi trovi ed indi mai non mova il passo?