Rupi arenose, grotte alpestri e oscure,
annose quercie, cerri duri e vivi,
ove convien che lagrimando arrivi,
fur mai querele a par delle mie dure?
Acque correnti, cristalline e pure,
che spargon questi fonti in mille rivi,
selvaggi augelli, crudi, fieri e schivi,
chi fia da morte omai che m'assicure?
Erbetta, al lagrimar ch'io faccio molle,
e più dell'altra verde; quando fia
che cesse il duol, ch'ogni piacer mi tolle?
Febo, ch'allumi il mondo, e questa mia
vita contempli, ond'io sono fatto folle,
quando vedrai che senza doglia i' sia?