Spesso mi volgo, e intentamente miro
l'alte, felici e fortunate mura,
fatte a colei che adoro sepoltura,
ond'io dolente lagrimo e sospiro.
E qual si vide mai maggior martiro,
che 'l più bel d'ogni bel della natura
veder celarmi? Lasso, chi mi fura
di quel bel viso l'aria ond'io respiro?
Mora la crudeltà, mora l'asprezza
di ch'è cagion che non si veggia il sole
di quelle stelle, vita di mia vita.
I' sento che morrò, se, come suole,
l'incredibil, soave, alma dolcezza
di que' begli occhi non mi porge aìta.