Corre la notte cinta il viso adorno
d'aurate stelle, ed a ciascun quïete
apporta dolcemente, tal che quete
riposan le genti egre a me d'intorno.
Sol io mi doglio e sento d'ognintorno
Silenzia, ch'ella sol le mie segrete,
acerbe pene ascolta, e mansuete
mi pore orecchie, finché viene il giorno.
Quanto ti debbo, cara notte e amica,
che sì pietosa i miei martiri ascolti
con l'interrotte voci in duro pianto?
Sonniferi papavri all'ombra colti
ti spargo in premio della tua fatica,
e le tue lodi riverente i' canto.