Vago ruscello, che l'erbetta molle
con le chiar'acque vai bagnando ognora,
com'all'usato teco non dimora
quella ch'ogn'altro ardor dal cor mi tolle?
Che qui più volte i piè bagnar si volle,
scherzando con le Ninfe alla fresc'ora;
poi qui la vidi uscir dell'onde fora,
tal che null'altra a par di lei s'estolle.
Qui poi s'assise onestamente all'ombra,
ove le chiome l'auro sì le attorse,
che la memoria ancor il cor m'ingombra.
Or ch'ella i passi altrove andando torse,
ogni piacer da me così si sgombra,
che di restar in vita sono in forse.