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1485–1561

CL

Matteo Bandello

È questo il luogo, la spelonca e 'l sasso, la fredda neve e 'l ghiaccio duro e alpino, u' Maddalena il corpo stanco e lasso tant'anni tenne col favor divino?

È questo il fonte fresco e cristallino che for del sasso stilla e l'onda fa tranquilla, ch'ambrosia e nettar porse

a lei che 'l vero ben nel mondo scorse? Tra questi boschi sì selvaggi ed ermi, cui par che maligna ombra sempre adugge, fra 'l sibillar di serpi e crudi vermi,

fra' fieri mostri che natura fugge, qui dove fieramente Borea rugge, né mai si vede Flora, ma ghiaccio e nevi ognora,

la stanza fu di quella che peccatrice il Vangelista appella? Colei che di bellezza un chiaro sole, visse gran tempo delicata e molle;

colei che vide in carne il vero sole che nostre colpe per sua grazia tolle, queste deserte rupi abitar volle, questi luoghi silvestri,

orridi, incolti e alpestri, e sola star romita, che dal sommo Fattor fu sì gradita? Da queste grotte dunque e gravi orrori

(grazia ch'a pochi il Re donò del cielo) era levata fra i divini cori sette fïate il giorno, al caldo e al gelo? Quindi partiva con ardente zelo,

e sovra l'aria queta Maria gioiva lieta sentendo in dolce canto l'angelico concento vago e santo?

Questi pur sono i ricchi suoi palagi, l'aurate logge, i palchi aprici e grati; trent'anni in questi boschi in gran disagi a quel servì a cui servir siam nati;

e quanto lunge fu da le cittati da le castella e ville, dalle sonanti squille, tanto più fue appresso

a quell'in cui lo cor avea già messo. Che qui più volte il dolce a lei Maestro apparve seco stando dolcemente, e ben che fosse il luogo duro e alpestro,

rideva d'ogn'intorno lietamente. Ché dove il Re del cielo sta presente, appar dolcezza e gioia, fugge il martir e noia;

ch'a Lui dinanzi mai cosa non sta che dia tormento o guai. In ogni canto l'aria ancora spira di quel favor celeste somma grazia,

e con sì occulta forza a sé mi tira, che del terrestre mondo l'alma è sazia. Questo è quel ben che l'appetito sazia né mai fa l'alma stanca,

anzi l'anima e affranca e fa bramar la morte per trovar quel ch'aprì del ciel le porte. D'un certo non so che lo cor s'ingombra,

che mi fa gli occhi rugiadosi e molli, e for del petto arditamente sgombra quanti pensier ci son bugiardi e folli. Parmi che d'ogni banda questi colli,

le quercie, i cerri e i faggi, e gli augelli selvaggi, faccian sì bel concento che qui dolcezza inusitata i' sento.

Chi mi darà ch'io resti e viva vosco, riposti luoghi, ombre segrete e dive? Qual grazia fia la mia se 'n questo bosco restin le membra de lo spirto prive?

Oh valli, oh sassi, oh monti, oh boschi, oh rive! Maria pregate meco che qui mi tenga seco, ov'il morir fia dolce

morendo in grazia a quel che 'l mondo folce. Lo piede in alcun luogo mai non poso, che non mostri di lei vestigio ed orma. Beate selve e sasso aventuroso,

cui tanta Donna d'ogni parte informa; ecco, né già m'inganno, vera forma della persona schietta, imago benedetta

che nardo e rose spiri ed al ciel volgi tutti i miei desiri. Questo fu pur un tempo il sacro albergo, ove riposo al corpo talor desti;

a questa pietra quante volte il tergo, gli occhi levando al cielo, già mettesti? Oh quante grazie a Dio di qui rendesti piagnendo di dolcezza,

ch'al piagner tant'avezza fusti con ferma fede ch'a Dio lavasti l'uno e l'altro piede. L'ottima parte veramente è stata

ciò ch'elegesti, n'esser ti può tolta; s'ogni tua colpa fu da Dio purgata è ch'ad amarlo tutta t'eri volta. E già lo disse Cristo alcuna volta,

per farti in terra esempio, ch'ogni cor brutto ed empio, se vuol tornar a Dio, pietà ritrova del suo fallo rio.

Alma beata e santa Peccatrice, fa' che 'l mio senso sempre da la ragion si tempre, né mai l'ingorda voglia

altro che 'l tuo voler desidri o voglia.

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