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1485–1561

CCXXVII

Matteo Bandello

Non percosse giamai fra duri scogli nave, da venti combattuta e pioggia, né Giove irato folgorando legno con tal ruina svelse in monti e valli,

com'or si trova la mia stanca vita che fa piangendo duo correnti fiumi. Rivi, fontane, laghi, mari e fiumi, ricche cittati, apriche piagge e scogli,

non vider mai più sfortunata vita; ovunque io mi rivolgo un'aspra pioggia cade dal cielo, che per basse valli girami, lasso, come l'onde un legno.

Senza timone e vela in vecchio legno menar mi lascio da veloci fiumi che 'n mezzo d'alti monti van per valli, colmi di pietre, intoppi e d'aspri scogli,

e, balenando il ciel, con tuoni e pioggia di morte sfida la mia persa vita. Afflitta e fuor di speme, la mia vita in mar si trova in disarmato legno,

ch'ad ogni vento, ed ogni poca pioggia e quando van superbi i grandi fiumi, spesso mi spigne fra' sassosi scogli qual sterpe che ruina giù per valli.

Così fuggendo da l'ombrose valli entrai ne l'alto a l'amorosa vita, tal che, fra mille groppi e mille scogli, errando corsi col mio fragil legno

ch'al fin si ruppe in mezzo di duo fiumi, oppresso da tempesta e densa pioggia. Lasso, che lagrimando, fredda pioggia me 'ngombra, sì che le campagne e valli

son molli del mio pianto, e tutti i fiumi prendon tributo da mia dura vita; il mar turbato ancor travaglia il legno fra l'onde incerte e ' dubbïosi scogli.

Quando ramento i scogli e l'atra pioggia che d'alto legno mi sospinse in valli, canzon, mia vita fa de gli occhi fiumi.

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