Né sopra colli star più bianca neve, n'al mormorar de l'acque i schietti fiori, né cosi bella uscir la candida alba, né più lucenti in ciel le chiare stelle,
né donna mai più vaga vidi in terra come risplende il mio celeste sole. Questo chiaro, leggiadro e almo sole che 'n me riscalda quant'è fredda neve
e m'insegna lasciar l'avara terra, ogn'or riapre nove gemme e fiori quando che gira quelle vive stelle che fanno invidia all'apparir de l'alba.
Allora ch'a fuggir comincia l'alba e fuor de l'oceano uscirse il sole, fuggon del cielo le minute stelle e stilla giù da' monti ghiaccio e neve;
le piagge adornan persi e gialli fiori e nova luce piglia l'alma terra. Così costei che sola è donna in terra, come del viso scopre la chiara alba,
ligustri mostra con vermigli fiori e spesso adombra i vivi raggi al sole e vince di candor la fresca neve, sì dolce a noi rivolge le sue stelle.
Non è nel ciel pianeta o ferme stelle che sì constringan nostri corpi in terra come ella fa, più fredda assai che neve, ché cominciando 'l giorno alla bella alba
e quando al Mauro più s'attuffa il sole, volge nostre alme com'il vento i fiori. Prima dal ghiaccio uscir vedransi i fiori e 'l ciel sereno senza luce o stelle,
ch'io lasci di seguir questo mio sole ch'aviva quanto nasce e sorge in terra; però di giorno in giorno, d'alba in alba, cantando il seguo al caldo ed a la neve.
Chi neve vol veder e vivi fiori e doppo l'alba fiammeggiar le stelle, in terra veggia il mio lucente sole.
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