Tanto più Amor mi strugge quanto è il mio cor più saldo, ma non fa poi al mio voler conforme chi da me sempre fugge
e sprezza il mio gran caldo, ne lo cui cor gelato pietà dorme. Lassa, ch'a seguir l'orme mai non fùr miei piè lassi,
per selve piani e colli, di chi tien gli occhi miei bagnati e molli, e dal foco d'amor securo stassi, né mai ne sentì dramma:
ed io son tutta fiamma. Amor mi preme e sforza e di vigor mi spoglia, tal che tosto seran queste ossa ignude
della sua fragil scorza, como gli arbor di foglia quando manca de caldo la virtude. Ma se morte non chiude
innanzi tempo gli occhi, ancor anderà a l'ombra chi 'l foco non se sgombra, perché in lamenti e in lacrimar trabocchi :
l'un d'amor viene, e l'altro da tal ch'io non so' scaltro. Donne vaghe e leggiadre, fuggite il fiero assalto,
d'Amor fuggite l'empie e mortal arme. Non è cor che non squadre, se ben fossi di smalto. Che se con voi potessi ben sfogarme!
ma non posso, e udir parme un che mi grida sempre: Taci, taci, non parla. Tal doglia ho, ch'a ritrarla
non trovo essempio, ancor che me ne stempre, ché alla mia lingua è scorso al bisogno il soccorso. Questa acerba mia pena
con parlar non si snoda, ché chi può dir suo mal non sente noia. Amor crudel mi mena, né par che ragion oda,
ove piangendo al fin convien ch'io moia. Perduta ho ogni mia gioia e m'è rimasto solo ch'io son di viver schiva;
ed è omai giunta a riva l'alma che per uscir già preso ha il volo. Ma almen poi si ridica ch'io moro a fede amica.
Ei non rivolse il piede per consolarti unquanco, cor mio, da poi che abbandonato fosti, ed a noi più non riede
chi l'ha ferito il fianco con soi begli occhi ch'or ne tien nascosti. Stavano in quei reposti nostri pensieri, e or sparsi
a terra van qual erba che si miete anche acerba. Né d'altro obbietto mai potrà quietarsi l'alma che sol se appaga
di pianto, ond'è sì vaga. In molte parti io volgo mia vista, ma il sereno non veggio di quel vivo e chiaro lume,
né più da gli occhi colgo del mio nume terreno suavi frutti; anzi il lungo costume de' miei già fatto ha un fiume,
ahimè, che tien suo seggio in loco ameno e verde: e di me in tutto perde la memoria or che po' venirmi peggio.
Lassa! col tempo quale sarò, se già son tale? Fuggi, dolente, lagrimosa e rozza, fa ch'altro non cognoschi
ch'antri, deserti e boschi.
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