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1472–1555

2

Marc'Antonio Epicuro

Antri deserti e foschi, ombrose valli e monti, e voi di fiere e semplicetti augelli carchi, sacrati boschi,

superbi fiumi e fonti, vaghi, leggiadri e limpidi ruscelli, che sì chiari e sì belli fuggite mormorando

tra fresche erbette e fiori, a' qua' i miei primi amori più ch'altri lieto palesai cantando; or con sì mesti accenti

udrete i miei lamenti. Udrete il crudo pianto de la stanc'alma e trista al tutto priva del suo sole ameno,

la qual del viso santo privata e di sua vista, non puote in tanti affanni venir meno, ma ognor nel mesto seno

d'ogni dolcezza casso s'indura e si rinfresca, acciò ch'il duol più cresca e pata 'l cuor via maggior strazio, ahi lasso,

e diventi 'l mio male solo al mondo immortale. Qual stato sì noioso il cielo o sia fortuna

diedero ad uom mortal co' ogni lor possa, che mirando, doglioso di mie pene, sol una che di gaudio l'afflitta mente han scossa,

l'acerba sua percossa non chiamasse diletto? Ma se scorgesse allora il bel sol che m'accora,

ugual diria la doglia e l'alto obietto, e solo il suo splendore è solo 'l mio dolore. Fossemi almen concesso

con parole sfogare il dolor che nell'anima s'interna; acciò ne udissi espresso il mio lungo penare

e fossene quaggiù memoria eterna! Ma quel che mi governa mi dice pur ch'io taccia, a ciò che resti esempio

d'ogni aspro e duro scempio, perché parlando in parte si discaccia la doglia e disacerba che dentro 'l petto serba.

Lasso, ch'io pur mi accorgo l'inabitata piaggia colma di verdi e ruggiadose erbette, e questo chiaro gorgo

co' ogni fiera selvaggia, che aver di me pietà son già costrette. Stillano lagrimette i monti e i duri sassi,

ed ogni vago augello di sopra l'arboscello piangendo del mio mal solingo stassi, e sol madonna cruda

trovo di pietà ignuda. Amor, se gli è pur vero che con tue sacre leggi, non dico un uom, ma li superni dèi

e l'inferno più fiero insieme e 'l mar correggi, e sei giusto signor com'esser déi, desta un pensiero in lei

men crudele, che al manco, s'oprar non vuol pietate, non opri crudeltate verso il ferito e tormentato fianco,

e doni e pace e tregua al cor che si dilegua. Canzone, a chi spiasse del mio stato dirai che del sol privo,

or penso, or piango, or scrivo.

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