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1472–1555

2

Marc'Antonio Epicuro

Chi desia di saper che cosa è amore, non cerchi opra di stil, né di martello che 'l formi in marmo o che 'l stenda in colore; ma formi in nel pensier un dolce e fello

che cerca ne' suoi danni util soggiorno, fidel ad altri, a se stesso rebello. Un aspectar che, desïando un giorno, ne porta gli anni e via fugge come ombra,

né lassa altro di sé che doglia e scorno. Un falso imaginar che sì n'ingombra or di tema, or di speme, or strugge, or pasce, che del vero saper l'animo sgombra;

un ben che le più volte more in fasce, un mal che vive sempre, e se per sorte talor l'ancidi, più grave rinasce. Un agli amici soi chiuder le porte

del cor, fidando a l'inimico i chiavi, e dar il senso alla ragion per scorte. Un cibo amaro, un sostegno empio e grave, un digiun dolce, un peso amico e leve,

un gioir duro, un tormentar suave; un davanti al suo foco esser di neve, mostrando a altrui di fuor diletto e gioia, un rider finto, un parlar tronco e breve.

Un che per mille volte il dì si muoia, non curar d'altra donna e gir contento alla sua ferma e disperata noia. Un seguir lungo, a passo infermo e lento,

un in ghiaccio scolpir, solcar in mare, in arena fondar, scrivere al vento. Le guerre spesse con le paci rare, le vittorie dubbiose, il perder certo,

le libertati vil, le pregion care; l'intrar precipitoso e l'uscir erto, pigro il patto servar, pronto il fallire, di molto assenzio un poco mel coperto;

viver in altri e in se stesso morire.

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