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1472–1555

12

Marc'Antonio Epicuro

Al Signor Ferrante in morte del Signor Giovanni Gieronimo Caraffa, suo fratello. Cagion più giusta mai di giusto pianto non ebbe alcun, né poi d'ordirla in versi; né ragion mai più degna da dolersi,

né di star sempre avvolto in nero manto, qual fu la tua, poi che l'acerba tanto novella udisti, onde i tuoi giorni fêrsi oscuri, e gli occhi sì nel duolo immersi,

che l'uno agguagliò l'Istro e l'altro il Xanto. Ma chi può gir contra il voler divino, se tanti spirti alteri in fiumi e stagni sommerse l'empio lor fisso destino?

Dunque, Ferrante, a che t'affliggi e lagni, se 'l gran fratel Enea con Tiberino ebbe nel suo cader scorte e compagni?

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