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1370–1429

Di Giovanni Zacchi

Malatesta Malatesti

Posto ch'io peregrino al giogo altiero passeggi alpestri colli, hispidi monti, profonde e obscure valli, horribil' ponti, alti saxi, dumoso calle e fero,

un roboante speco, un bosco nero, torridi fiumi e resonanti fonti, per faggi e habeti al ciel presso che gionti, barbara gente, uso e costume austero,

per Eolo furibondo, che talhora volar fa i marmi d'una in altra serra, per densa nebbia e abruta pendice, non è che sempre ad ogni punto e hora

io non ricordi e pianga quella terra, dove lassai la mia diva fenice. <Io> dico di Volterra, che exul e vago mi manda pel mondo,

dell'altrui colpe sostenendo il pondo.

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