Posto ch'io peregrino al giogo altiero
passeggi alpestri colli, hispidi monti,
profonde e obscure valli, horribil' ponti,
alti saxi, dumoso calle e fero,
un roboante speco, un bosco nero,
torridi fiumi e resonanti fonti,
per faggi e habeti al ciel presso che gionti,
barbara gente, uso e costume austero,
per Eolo furibondo, che talhora
volar fa i marmi d'una in altra serra,
per densa nebbia e abruta pendice,
non è che sempre ad ogni punto e hora
io non ricordi e pianga quella terra,
dove lassai la mia diva fenice.
<Io> dico di Volterra,
che exul e vago mi manda pel mondo,
dell'altrui colpe sostenendo il pondo.