Se quelle dolci rime, ove fondai
già mille volte i miei sospiri acerbi,
aiutasse la lingua, i polsi e' nerbi,
come già fece in altre opere assai,
io piangerei i miei dolenti guai
con tanta melodia, termini e verbi,
che volgerebbe i tigri aspri e superbi
a pietade non vista o udita mai.
Ma come fan gli amici non sinceri,
che volge il dorso al tempo fortunale,
over come chi scorge un grato sogno,
che, svegliato, relinque i car' pensieri,
così voi, rime false e disleale,
m'abbandonate nel magior bisogno.