O infelice invidia, o grave soma,
perché pur ver' di me più togli l'arme,
che giorno e nocte cerchi consumarme,
vitio di corte universal di Roma?
Così potess'io ben prender la chioma
la qual si longa adopri per disfarme,
ché 'l non te giovaria prosa né carme,
ch'io non deradicasse el tuo ydïoma!
Io non mi posso asconder dai tuo' strali:
s'io fuggo in speco, in bosco o in aspro monte,
tu mi persequi e dài colpi mortali.
Ma sai ciò ch'io farò? Con salda fronte
io sosterrò le tue percosse fere,
facendo a tucta possa il mio dovere.