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1510–1568

XXXVII.

Luigi Tansillo

Qual uom che trasse il grave remo e spinse Gran tempo in forza altrui, poi che da l'empio Tiranno scampa lieto, appende al tempio Il duro ferro, onde il piè nudo cinse.

Tal io da la prigion, dove mi strinse Amor due lustri, sciolto, il voto adempio, E per memoria del mio lungo scempio Qui sacro la catena che m'avvinse.

O santo sdegno, la cui forte mano In un dì spezzò 'l nodo, che 'n tant'anni Non bastò rallentar valore umano, Per mostrar le tue grazie, e gli altrui inganni,

In vece di tabella, ecco il cor sano, Dove è scritta l'istoria de' miei danni.

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