O d'Invidia, e d'Amor figlia sì ria,
Che le gioie del padre volgi in pene;
Cauto Argo al male, e cieca talpa al bene,
Ministra di tormento, Gelosia;
Tesifone infernal, fetida Arpia,
Che l'altrui dolce rapi, ed avvelene,
Austro crudel, per cui languir conviene
Il più bel fior de la speranza mia.
Fiera, da te medesma disamata,
Augel, di duol non d'altro mai presago,
Tema, ch'entri in un cor per mille porte;
Se si potesse a te chiuder l'intrata,
Tanto il regno d'Amor saria più vago,
Quanto il mondo senza odio, e senza morte.