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1510–1568

XXVII

Luigi Tansillo

A caso un giorno mi guidò la sorte Dentro un bosco di querci ombroso e spesso, Ove giacea un pastor ferito a morte; Che la sua ninfa in sen se l'avea messo.

La giovine gentil piangea sì forte Sopra il suo amante, che l'amante istesso, Ancor che la sua piaga era mortale, Piangea il pianto di lei più che il suo male.

Vaga d'udir, come ogni donna suole, E per veder che fine avea la cosa, In un cespuglio, ove appena entra il sole, Dagli occhi d'amendue ne stetti ascosa.

Il pastor nel formar delle parole, E 'l pianto de la ninfa dolorosa Parea che l'aria intorno e le contrade Facesser lacrimar per la pietade.

Con quel poco di spirto che gli avanza, Non mi duole il morir, dicea il pastore, Purché dopo la morte abbi speranza Di vivere alcun tempo nel tuo core:

Dicea il pastore, come avrà possanza Di vivere un de' due, se l'altro more? S'io vivo nel tuo petto, e tu nel mio Come, morendo tu, viver poss'io?

Mentre quella le piaghe va sciugando, E quel de' suoi begli occhi il pianto beve, O caso troppo doloroso! quando Il ferito pastor pur morir deve,

Veggio la bella ninfa andar mancando E cader morta; per finir in breve: Rimasero ambidue morti in quel suolo, Che l'una uccise il ferro, e l'altro il duolo.

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