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1510–1568

XXIV

Luigi Tansillo

Alba vi è più che 'l dì chiara e lucente A cui ombra e viltà fuggon davante, Alba uscita dal sen dell'occidente, Per far men bello ed invido il levante;

Piacciavi aver le illustri orecchie attente Alle parole mie che non fian tante: Che io non posso nel dir troppo esser lunga, Perché il sol, che mi segue, non mi aggiunga.

Senza dirvi, chi io sono, a questa stella, Che mi va innanzi, ed al candor che ho intorno, Conoscer ben potrete ch'io son quella, Che scaccio via la notte, e guido il giorno;

Alba detta da voi, di voi men bella, Che fate il mondo d'altra luce adorno, Che non fo io, che 'l grande uffizio tengo, Ed or sì umile a riverirvi vengo.

Se di soverchia e insolita rossezza La guancia mi vedete oggi dipinta, Vien ciò dal veder qui tanta bellezza, Ond'io già mi conosco d'esser vinta;

E se oggi uso al venir maggior prestezza, Che gli altri dì, son dal desio sospinta Del nuovo lume, che qui splende e raggia, Che un nuovo ciel parer fa questa piaggia.

Né meraviglia abbiate se m'incende Desio della beltà che il mondo lega, E se io son presta a tôr le negre bende Che l'atra notte in su la terra spiega;

Che per vedervi, il ciel, che qui su pende, Oltre l'usato ancor s'inclina e piega: Mirate il ciel, che a' vostri rai s'indora, Che basso mai non sì girò, com'ora.

Oltra 'l desio, ch'innanzi a voi mi porta, Che più caldo e maggior non l'ebbi mai; Oltre ch'il sol, di cui son io la scorta, Brama di farsi bello a' vostri rai:

Io vengo a ragionar cosa che importa A voi saperla, ed a me dirla, assai, A voi che 'l ben gustiate pria che venga, Ed a me che vi preghi, e grazia ottenga.

Sappiate, Alma da Dio vie più gradita D'altra, ch'oggi si copra d'uman velo, Che vostra onesta, e santa, e nobil vita, Dell'amor vostro ha sì infiammato il Cielo,

E del gran Re l'alta bontà infinita, Che se non fosse, che pietate e zelo Egli han del mondo, e de' suoi gravi danni, V'avrian tolta di terra già molti anni.

Onde, poiché quaggiù sarete stata Molt'anni al vostro inclito sposo accanto, Acciò l'età presente sia illustrata Da l'opre belle e pie, dal viver santo;

Il Cielo, e 'l suo Signor, che desiata V'hanno lassuso tanto tempo, e tanto, Han proposto di darvi in quel bel regno Grado, che sia del vostro merto degno.

E perché collocarvi, ove si siede Il volgo de l'altre anime beate, O porvi in coro, o in cerchio, a darvi sede Fra le stelle più chiare e più pregiate,

Gli parrebbe mancar della mercede, Che merita la vostra alta bontate, Ha Dio concluso, e 'l Cielo, e tutt'i suoi, Di tôrre a me il mio loco, e darlo a voi.

Che non senza misterio d'alta speme Volse Dio, ch'Alba, vostra cuna fusse, Ed Alba fusse il ventre, ed Alba il seme, Che per ornar la terra voi produsse:

Ed Alba il gran Signor, che con voi inseme Al santo giogo eterno Amor condusse; Ed Alba il nome, onde ciascun vi chiama, E tanto il mondo il riverisce ed ama.

Poiché ordinato in cielo ora ab eterno Di tôrre a me 'l mio seggio, ed a voi darlo, Piacque a chi tien lassù l'alto governo Co' nomi d'Alba il sito dimostrarlo,

Però, che a voi dirà quel re superno, Quando sarete giunta a contemplarlo: Anima bella, sciolta del bel velo, Fosti Alba in terra, e sarai Alba in cielo.

Ond'io mill'anni innanzi già presaga, Ch'esser dovrete voi guida del sole; E perché si suol dir, ch'ogni gran piaga Quanto più antiveduta, più men duole,

A voi ne vengo d'onorarvi vaga, Com'umil serva a gran reina suole; Ed a pregar vostr'alma umanitade, Ch'in tutto del mio onor non mi degrade.

Per quella vostra rara cortesia, E per voi tutta, onde si gloria Spagna, Vi supplico che grave non vi sia Ne l'alto ufficio avermi per compagna;

Sì che insieme n'andiam per altra via, E quando voi ven gite, io mi rimagna; Ed a vicenda, e da compagne fide, L'una oggi il dì, l'altra domani il guide.

E se di tanta gloria io non son degna, Né scemar dênsi gli onor vostri integri, Piacciavi almen che invece vostra io vegna, Guida talor de' giorni tristi e negri:

Quei, che la gente vie più abborre e sdegna; E voi guidate i dì chiari ed allegri: Così sarem io torbida, e voi chiara, Io odiosa ai secoli, e voi cara.

Ho detto oltre il dover, né sonmi avvista Che 'l sole ha fuor del mar quasi la testa; Andrò via dunque; e vaga di tal vista Sarò a tornar più, che non soglio, presta:

Per la palude unqua da me non vista, Mentre il fren del bel carro in man mi resta, Io giuro non condur mai giorno al mondo, Che non venga per voi fausto e giocondo.

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