Piangete, occhi miei lassi, occhi, piangete,
Versate omai giù per le guance un fiume,
Poi che il mio bel tesor più non vedrete.
Occhi, piangete, poi che 'l vostro lume
S'è nascosto da voi, piangete tanto
Fin che la vita in pianger si consume.
Occhi miei, raddoppiate il vostro pianto,
Poi che v'è tolto di mirar più quella
Che tenea di beltade il pregio e 'l vanto.
Udite, orecchie mie, l'aspra novella;
È spento ogni mio bene, e non vi lice
Ascoltar più l'angelica favella.
Non pascerà più voi chiaro e felice
Quel suon de le dolcissime parole,
Che fur de l'ardor mio prima radice.
O stanchi piedi miei, già non mi duole
Stancarvi più; ma che vi è tolto il gire
A riveder colei che 'l mio cor cole.
Come potrete, o passi miei, soffrire
De l'usato cammin vedervi fuora;
Né poter più l'alta beltà seguire?
Dunque, occhi, orecchie, e piedi miei, siate ora
Ciechi, sorde, ed infermi, ché vi è tolto
Vederla, udirla, ritrovarla ognora.
Ma tu, pensier, che da me vago e sciolto
Trovare puoi il mio sole al primo volo,
Che non stai senza lui poco né molto,
Scoprile il nostro affanno e 'l comun duolo:
So che tu messaggier fidato sei;
Dille ch'io vivo, e ch'io mi pasco solo
Di pianger sempre e di pensare in lei.