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1510–1568

XXI

Luigi Tansillo

Menava gli anni miei gioioso e queto: Ma tosto fur dal ciel, lasso! interrotti Mia benigna fortuna e 'l viver lieto. A steril verno, a piogge son condotti,

A lungo affanno, il mio fiorito aprile, I chiari giorni, e le tranquille notti. Ov'è l'altezza del parlar gentile? Ove son gite le mie voci prime,

E i soavi sospiri e 'l dolce stile? Tronche son l'ale al mio pensier sublime: Posto è silenzio a quel soave canto, Che solea risonare in versi e in rime.

Mentre io mi dava tra' più lieti il vanto; La gioia, il riso, la volubil sorte Volti ha subitamente in doglia e in pianto. I desir vivi, e le speranze morte,

Le voglie altrui cangiate sì repente Odiar vita mi fanno e bramar morte. Ma, benché io viva sovra ognun dolente, Col ben passato nel dolor m'accheto,

Tornandomi qual fur sempre a la mente Mia benigna fortuna e 'l viver lieto. Perché si scopra il mio tesor secreto, Odan gli amanti in rime, in versi, e in motti

Mia benigna fortuna e 'l viver lieto. Dolci pensieri a dolci fin condotti, Mostrate al mondo il mio fiorito aprile, I chiari giorni e le tranquille notti.

Temprisi nel mio petto un suon gentile Che faccia lieto e che fuori s'esprime E i suavi sospiri e 'l dolce stile. Taccia quel suon de le mie voci prime,

Taccia il soggetto lagrimoso tanto, Che solea risonare in versi e in rime. Ma che parlo io? Chi sa se il mio bel canto E la mia gioia fian per nove scorte

Volti subitamente in doglia e in pianto? L'instabil reti de l'umana sorte, Benché felice al più bel grado io seggia, Odiar vita mi fanno e bramar morte.

Morte, se scritto è in ciel ch'io cader deggia. Deh! chiudi, prego, acciò ch'io mora cheto, Questi occhi miei, pria che turbata veggia Mia benigna fortuna e il viver lieto.

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