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1510–1568

XVII.

Luigi Tansillo

Signor la cui fiorita, e verde etate Promette, ed apre sì leggiadro il frutto, Che, anzi il dì, ne fa ingordo il mondo tutto, Non pur la terra, che sì lieta fate;

Quel nome, ahimè, di frate Che in bocca flebil vi risuona sempre, Onde vi trae dal sen tanti sospiri, E tant'acque dagli occhi, alto dolore,

Riponete nel core; E basti, che mai tempo indi nol tiri, Senza che lui chiamando si distempre: Alta virtute alto cordoglio tempre.

Disconviensi a signor, ed a nipote Di Alessandro, le gote, Che pallido timor mai non coperse, Sì spesso aver di molle pianto asperse.

Disconviensi a le man, che a spade e lance Nacquer, da cui tanto si attende e spera, Che il duol le occùpi da mattina a sera Col velo a rasciugar l'umide guance.

Ma chi con giusta lance Librerà le cagion del pianger vostro, Che a raddoppiarne l'onde non v'esorti, E a gridar: frate, frate, e giorno e notte?

Frate, che m'hai interrotte Mille illustri speranze, e te ne porti Il meglio, e 'l più di me nel sommo chiostro: Frate, che l'arbor del bel nome nostro

Che ombrava Epiro un tempo, e Macedonia, Sul bel terren d'Ausonia Traslato cominciasti a far eterno: Or per te teme di perpetuo verno.

Quanto il sol vede, ovunque scalda, e quanto Nasconde ai raggi suoi la terra e 'l mare Non dona a severo occhio il lagrimare. In sì grave jattura, e in dolor tanto

Chi più vi vieta il pianto Siete voi stesso, il cui valor divino V'astringe a stimar lieve ogni uman pondo; E del grand'avo la sembianza impressa

Che in voi vede oggi espressa, Vie più che in altri dei nepoti, il mondo: Così ci vedesse anco il buon destino! Seguite dunque all'immortal cammino

Chi nel volto e nel cor simìl vi fue; Dietro a le alte orme sue Non pur movete le animose piante, Ma fate sforzo di passargli innante!

E se v'è tolto il modo di avanzarlo, Con soggiogar del mondo maggior parte, Non che il valor in voi mancasse e l'arte, O l'alto cor temesse di tentarlo;

Ma perché attende Carlo Pien di scettri, e non voi sì altiera impresa; Poiché fortuna invidiosa avara Non volle a paro di natura darvi,

Cercate voi d'alzarvi Con più degne armi a fama vie più chiara Per quella strada che non vi è contesa; Fate incontro agli estremi alta difesa.

Non vi vinca né doglia né diletto, Né qualunque altro affetto, Sotto il quale Alessandro cadde spesso; Ed abbiate il trionfo di voi stesso.

A l'ira, ch'è sì rapida e sì forte, Che la ragione atterra, e 'l mondo sforza, Io vidi voi talor far tanta forza, Che a mezzo del fervor le deste morte.

Amor, ne la cui corte Messaggio di ragion raro pose orma, (Perché dal torto, e dal voler si regge) Sul più bel fior degli anni, in che siete ora,

Voi avete talora Costretto a porsi in bocca il fren di legge, Ed a cangiar natura, usanza, e forma. O dei leggiadri amanti esempio, e norma,

Or languido dolor avrà la palma Di vincer l'invitta alma? Orsù le sparse sue virtù raccoglia; Vinse l'ira, e 'l piacer; vinca la doglia.

Chi vinse due guerrier vieppiù possenti, Ceder non deve a men gagliardo, e solo; Altro impero ha il piacer, che non ha il duolo, Ed altro l'ira ne l'umane menti.

Quanti a l'onde, ed ai venti Dell'ira e del dolor fur saldo scoglio, Che al foco del piacer poscia, qual molle Fragilissima cera, venner meno?

Così questo veneno Chi si gonfia di lui rend'ebbro e folle! Unga man propria salutifero oglio, Signor, sul vostro e su l'altrui cordoglio;

Di vostra alta eloquenza aprasi il fonte, E cacciando la fronte Fuor de le lane lagrimose ed adre Consolate talor l'inclito padre.

Di lui, ch'era altro voi, la morte acerba Porti il buon vecchio in pace, e gli occhi asciughe, Forse il piè grave, e le onorate rughe Pietà celeste a maggior ben riserba.

E se morte superba, Acciocché il mondo non ne gisse allegro, Partì sì cara, e sì leggiadra coppia, E 'l mezzo, ladra, vi rubò di voi,

A' fieri colpi suoi Lo splendor vostro in terra si raddoppia; Non pur riman, com'era prima integro, Dov'ella pensò farlo scemo, e negro.

Ornaste un mondo, ora due voi n'ornate, Perché insieme vivrete, Mentre l'un non si spoglia il mortal velo, Ei con voi in terra, e voi con lui nel cielo.

Voi vivrete con lui sovra la terra Malgrado di colei, che ne l'ha tolto, Col membrar dei costumi e del bel volto, Sopra cui pianse il marmo che l'atterra.

E quando in trita terra Più fìa converso, in voi men sarà spento, E col pensar al ben, che su possiede, E col cantar, e col parlar di lui:

Ed ei vivrà con vui Lassù, mercé del lume, in cui vi vede, Con tener di voi guardia, e stare intento Al viver vostro ogni ora, ogni momento.

E con pregar dinanzi al sommo Sole Che vi dia chiara prole; Che tardi a lui vi chiami; e in terra, e in onde I bei vostri desir sempre seconde.

Canzon sovr'acque, e sovra legni nata Fra disagi, rumor, perigli, e lezzo, Vattene là, ove il mezzo Dell'anima lasciai, riva beata,

Che tutte l'altre di delizie avanza; Al giovinetto illustre, onde speranza Verde, e secura ad ogni età riservo, Dirai: devoto servo,

Mentre fra calme e venti or siede e or vola, Così, Signor, da lunge vi consola.

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