Qual mia benigna stella Mi degna a tanta gioia, Or che io più mi credea piangere invano? Dolce mia fiamma bella,
Se mi togliea di noia Il vederti talor, benché lontano, Presa la bianca mano, Che farà meco Amore?
O man più d'altra vaga Per addolcir la piaga Ch'eterna mi stampasti in mezzo al core, Non sia a' begli occhi greve
Ch'io baci quest'avorio, e questa neve. Occhi cari leggiadri Ove arde viva face Che ogni freddo pensier d'amor m'accende:
Occhi d'anime ladri, Lume riposo e pace Di questa vita mia che da voi pende; Poiché non mi contende
Il vostro usato orgoglio Che io mi sazî di voi, Non sarò paventoso, come soglio, Ma spiegherò le piume
A guisa di farfalla al vostro lume. Non son le guance queste, Ove Venere sparse Di sua man gli amaranti, e' gelsomini,
E quanto bel celeste Mai in fronte a l'alba apparse? Son queste quelle perle e que' rubini, Ond'escono i divini
Concenti, che beato Fan pur chi n'ode il suono? Che fui Amor, che sono? Qual fu poc'anzi, e qual ora il mio stato?
Cosa repente impetro Ch'era troppo al pensier poche ore addietro! Vada a fondo di Lete Ciò che potesse il pieno
Fonte turbar de le mie grazie nove: Bevete, occhi, bevete Il nettar, che 'l sereno Di duo begli occhi fiammeggiando piove.
Io non invidio a Giove L'ambrosia sua soave, Mentre suggo qual ape I fiori, ond'Amor rape,
Per adescar, quanto di dolce egli ave, E bevo la doce aura Che 'l mal di cotanti anni oggi ristaura. Aura dolce che spiri
Odor, che vivo tiemme, Conforta col soffiar l'anima mia; Accogli i miei sospiri Entro le belle gemme,
E giù li manda, ove 'l mio cor gl'invia. Menami, o lattea via, Al sommo del diletto: O neve che m'infiamme,
Scopri le dolci mamme, Ch'ondeggian sopra il latte del bel petto: Mostrami il vago piede Ch'orna di fior la terra, ov'egli incede.
Sostien vita, ch'io scopra Il nascosto tesoro, Che mi fea ricco andar sol del desire: E de la nobil opra
Non pur le gemme, e l'oro, Ma il terso, e molle avorio lieto ammire. Cor mio perché t'adire? Perché turbi 'l bel viso
Ch'or ora era sì chiaro? Già il rasserena: o caro Mio bene, i' sono in terra, o in paradiso? Oimè ch'io moro: or quanto
Fia dolce il mezzo, se 'l principio è tanto? O gallo iniquo e fiero, Che col funebre strido Il sonno insieme, e le mie gioie hai rotte.
Ancora è l'aer nero, E tu salti dal nido: E le fere si stan ne le lor grotte. Sacrificio a la notte
Del sangue tuo si faccia, Crudel, che in un momento Hai sparso il bene al vento, Ch'io stringea tra le braccia:
E la tua voce mora Sicché dal letto unqua non desti Aurora. Guarda se ria fortuna Con noi vuol pace o tregua,
Quando nel sogno par che ancor ne segua.
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