Dolorosi martir, fieri tormenti,
Duri ceppi, empi lacci, aspre catene,
Ov'io la notte e il dì, l'ore e i momenti
Misero piango il mio perduto bene,
Triste querele, voci, urli, e lamenti,
Lacrime spesse, e sempiterne pene
Sono i miei cibi e la quiete cara
De la mia vita oltre ogni assenzio amara.
Poi che disciolto a trionfar ne vegno,
A la porta del tempio scriver voglio:
Amanti, assai può amor, ma più può sdegno.