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1510–1568

XLVIII.

Luigi Tansillo

Mentre arse del mio cor la fiamma viva, Spesso, Terminio, come Amor gli spinse, Cantò il mio plettro, e la mia man dipinse Note, che forse alma gentil gradiva.

Ma, poi che il lungo incendio, ond'io languiva, Pioggia di sdegno, e sì repente estinse; Né lingua snodò più, né penna strinse Mia Musa, per lodar cosa, che viva.

Questa del Tebro Rosa, a cui 'l felice Arabo ciel s'inchina, egli è ben degno Ch'onori ogni uom, che d'amor scrive, e dice; Ma più il vostro tranquillo e chiaro ingegno:

Che al mio cruccioso e fosco altro non lice, Che scriver d'ira, e ragionar di sdegno.

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