Deh quando fia, Signor, che tanta fede
L'alma mia purghi, e tanto amor l'accenda;
E tal vigor da quella speme prenda
D'esser del ciel col tuo Figliuolo erede?
Che non opri la lingua, o mova il piede,
Se, non per gloria tua; né a cosa intenda,
Che quel tuo Santo Spirto attristi, o offenda,
Che in lei per tua singolar grazia siede?
Deh quando fia, che da sì grave inferno,
Da sì dura prigion di morte e d'ira
Esca libera e sciolta, e a te sen voli?
Alma mia, perché piangi, o che ti duoli?
Non è il tuo Dio, tuo sposo, e padre eterno
In lui dunque t'acqueta, e in lui respira.