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1510–1568

XLVIII.

Luigi Tansillo

Deh quando fia, Signor, che tanta fede L'alma mia purghi, e tanto amor l'accenda; E tal vigor da quella speme prenda D'esser del ciel col tuo Figliuolo erede?

Che non opri la lingua, o mova il piede, Se, non per gloria tua; né a cosa intenda, Che quel tuo Santo Spirto attristi, o offenda, Che in lei per tua singolar grazia siede?

Deh quando fia, che da sì grave inferno, Da sì dura prigion di morte e d'ira Esca libera e sciolta, e a te sen voli? Alma mia, perché piangi, o che ti duoli?

Non è il tuo Dio, tuo sposo, e padre eterno In lui dunque t'acqueta, e in lui respira.

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