Dolente serpe, in cui mostra natura
Di quanto ha forza il tuo mirando istinto;
Perché ti veggio languido e sì cinto?
Non puoi fuggir tua morte, o tua sventura?
Così opra Amor in me con ogni cura,
Benché io non cerco uscir di laberinto:
Che doler non si dee, trovarsi avvinto
Chi la cagion di sua morte procura.
Te sol d'un'erba un cerchio tien sì stretto;
Me sol d'un foco, ond'io sempre m'affino;
Benché sia disegual tra noi l'effetto.
Ma se al morir ciascun tanto è vicino;
L'un more a forza, l'altro per diletto:
Io per elezion, tu per destino.