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1510–1568

XLIX.

Luigi Tansillo

Dolente serpe, in cui mostra natura Di quanto ha forza il tuo mirando istinto; Perché ti veggio languido e sì cinto? Non puoi fuggir tua morte, o tua sventura?

Così opra Amor in me con ogni cura, Benché io non cerco uscir di laberinto: Che doler non si dee, trovarsi avvinto Chi la cagion di sua morte procura.

Te sol d'un'erba un cerchio tien sì stretto; Me sol d'un foco, ond'io sempre m'affino; Benché sia disegual tra noi l'effetto. Ma se al morir ciascun tanto è vicino;

L'un more a forza, l'altro per diletto: Io per elezion, tu per destino.

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