Spesso un pensier mi chiede,
Qual sia, donna, maggior, vostra beltade
Ovver la pena mia ch'indi procede.
Io che comincio a noverar gli affanni,
Lasso!, di cotanti anni,
E le sventure mie nel mondo rade,
Dico: il mio duolo eccede
Quanto per meraviglia oggi si vede.
Poscia che a voi son col pensier rivolto,
E l'aria scorgo e la beltà del volto,
Senza l'altro mirar, grido: che male
Si può soffrire a tal bellezza eguale?
Al fin dubbioso lascio il mio pensiero,
Né so qual sia maggior; questo è ben vero:
Fra gli altri ambeduo noi portiamo il vanto,
Voi di bellezza, ed io di doglia e pianto.