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1510–1568

STANZE XII

Luigi Tansillo

O de le donne pregio e de le Muse, alma più cara che in Parnaso sia, come sì tosto apparse e tosto chiuse il suo lume vostra alta cortesia?

Per le grazie, che il ciel largo v'infuse, non consentite, o vera luce mia, che 'l mio dolce sperar sul nascer pèra, e al cominciar del dì giunga la sera.

Otto dì il sol, rotando il cielo, ha vòlto, e corso dal levante a l'occidente, ed io spuntar i rai del vostro volto non vedo dal balcon, ch'è il mio oriente,

poi che m'avete il cor d'un nodo avvolto, che 'l teneva legato eternamente: alma real, dignissima d'impero, talor mirate il vostro prigioniero.

La notte, da la qual nacque Ercol poi, duo dì sotterra il sol fece soggiorno; la notte, ch'io, mio sol, non vidi voi, m'ha tenuto otto dì l'ombre d'intorno.

Ier non dal Gange, né dai liti eoi, ma dal vostro balcon nacque il mio giorno: scurossi ratto, ed oggi, ancor ch'io attenda, sol non appar, ch'agli occhi miei risplenda.

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