Donne, d'alto valor ricche ed altere, meraviglia nessuna in voi si dèste, se l'umide mie rote e l'ombre nere sono al venir, più che non soglion, preste;
ché semo, anche noi, vaghe di vedere nove bellezze ed alti giochi e feste; e, perché maggior parte me ne tocchi, mi doglio, ch'io non abbia altrettanti occhi.
E, se al vibrar del vostro ardente raggio, tener potess'io fermi gli occhi miei, non fu vêr voi sì presto il mio viaggio, come a girmene via pigra sarei!
Starovvi pur quel breve spazio ch'aggio, ché, s'io tardassi qui quanto vorrei, foran quest'ombre dileguate e rotte, e volto avrei di dì, più che di notte.
Non vi debbo parer troppo importuna, perché sì tosto al mondo oggi mi mostri, che non però ne fia quest'aria bruna, né perderan color le gemme e gli ostri:
ché, ad onta e delle stelle e della luna, bastano a farmi chiara gli occhi vostri: copra a sua posta il cielo i lumi suoi, che sempre è giorno, ovunque siete voi.
Vedete più che mai serena ed alba l'aria girar che la mia voce or fiede; e come esser può sera là, ov'è l'alba? Ecco qui l'Alba, che tra voi si siede,
e 'l ciel rischiara, e 'l mar, già fosco, inalba. Quando si vide mai quel ch'or si vede: la notte star con l'alba a faccia a faccia, e l'una, come suol, l'altra non scaccia?
Il negro e lieve carro che mi porta, non viene, Alba gentil, tanto oggi innante, che l'allegrezza altrui si faccia corta, ma per gioir del vostro almo sembiante;
perché, quando del sol sarete scòrta, sarò costretta di fuggirvi avante: mentre, dunque, all'incontro posso avervi, io vo' saziar questi occhi di vedervi.
Ma perché, mal mio grado, Alba felice, bisogna, ch'io mi parta, e vi dia loco; poiché veduta v'ho, quanto a me lice (il che, quanto al desio, sempre fia poco),
seguirò il mio camin, né si disdice che, spento il dì, qui si stia in festa e in gioco; acciò vedan tanti occhi, che ha qui intorno, che il lume vien da voi, e non dal giorno.
E se l'alba del ciel, quando qui apparve, per quel che le Ore poscia me n'han detto, e per quel che a me stessa intender parve, ch'allor allor fuggia dal tuo cospetto,
promise chiari e lieti i dì recarve; io, che non son men serva, vi prometto, mentre i cieli qua giù lasciar vi vonno, tranquille recar l'ombre e molle il sonno.
E perché nel donar de' miei tesori dal giorno io non sia vinta in cortesia, offro a voi, Donne belle, a voi, Signori, cui forse spiace la presenza mia,
le grazie mie, le veneri e gli amori e i riposi e i diletti; e vo' che sia tanto il vostro dormir dolce e quieto, quanto il vegghiar fu dilettoso e lieto.
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