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1510–1568

STANZE IV

Luigi Tansillo

Alba, via più che 'l dì pura e lucente, a cui Ombra e Viltà fuggon davante, Alba, uscita dal sen dell'occidente, per far men bello ed invido il levante;

piacciavi aver le illustri orecchie attente, alle parole mie, che non fian tante, ché io non posso nel dir troppo esser lunga, perché il sol, che mi segue, non m'aggiunga.

Senza dirvi io chi sono, a questa stella, che mi va innanzi, ed al candor ch'ho intorno, conoscer ben potrete ch'io son quella, che scaccio via la notte e guido il giorno;

alba detta da voi, di voi men bella, che fate il mondo d'altra luce adorno, che non fo io, che il grande officio tengo, ed or sì umìle a riverirvi vengo.

Se di soverchia e insolita rossezza la guancia mi vedete oggi dipinta, vien ciò dal veder qui tanta bellezza, ond'io già mi conosco d'esser vinta;

e s'oggi uso al venir maggior prestezza, che gli altri dì, son dal desio sospinta del novo lume, che qui splende e raggia, che un novo ciel parer fa questa piaggia.

Né meraviglia abbiate, se m'incende desio della beltà che 'l mondo lega, e se io son presta a tôr le negre bende che l'atra notte in su la terra spiega;

ché, per vedervi, il ciel, che qui su pende, oltre l'usato ancor s'inchina e piega. Mirate il ciel, che ai vostri rai s'indora, che basso mai non si girò, com'ora.

Oltra 'l desio, ch'innanzi a voi mi porta, che più caldo e maggior non l'ebbi mai; oltre ch'il sol, di cui son io la scorta, brama di farsi bello a' vostri rai;

io vengo a ragionar cosa che importa a voi saperla, ed a me dirla, assai: a voi che 'l ben gustiate pria che venga, ed a me che vi preghi, e grazia ottenga.

Sappiate, alma da Dio via più gradita d'altra, ch'oggi si copra d'uman velo, che vostra onesta e santa e nobil vita dell'amor vostro ha sì infiammato il Cielo,

e del gran Re l'alta bontà infinita, che se non fosse, che pietate e zelo essi han del mondo e de' suoi gravi danni, v'avrian tolta di terra ha già molti anni.

Onde, poiché qua giù sarete stata molti anni, al vostro inclito sposo a canto, acciò l'età presente sia illustrata da l'opre belle e pie, dal viver santo,

il Cielo e 'l suo Signor, che desiata v'hanno là suso tanto tempo e tanto, han proposto di darvi in quel bel regno grado, che sia del vostro merto degno.

E perché collocarvi ove si siede il volgo de l'altre anime beate, o porvi in coro o in cerchio, e darvi sede fra le stelle più chiare e più pregiate,

li parrebbe mancar della mercede, che merita la vostra alta bontate, ha Dio concluso e 'l Cielo e tutt'i suoi, di tôrre a me il mio loco e darlo a voi.

Che non senza misterio d'alta speme volse Dio, ch'Alba vostra cuna fusse, ed Alba fosse il ventre, ed Alba il seme, che, per ornar la terra, voi produsse,

ed Alba il gran Signor, che con voi insieme al santo gioco eterno Amor condusse, ed Alba il nome, onde ciascun vi chiama, e tanto il mondo il riverisce ed ama!

Perché ordinato in cielo ora ab eterno di tôrre a me 'l mio seggio, ed a voi darlo, piacque a Chi tien là sù l'alto governo, coi nomi d'Alba anzi il suo dì mostrarlo:

però, che a voi dirà quel Re superno, quando sarete giunta a contemplarlo: — Anima bella, sciolta del bel velo, fosti Alba in terra, e sarai Alba in cielo. —

Ond'io mill'anni innanzi già presaga, ch'esser dovrete voi guida del sole; e perché si suol dir, ch'ogni gran piaga, quando è più antiveduta, più men dole,

a voi ne vengo d'onorarvi vaga, come umil serva a gran reina sòle; ed a pregar vostra alta umanitade, che in tutto del mio onor non mi disgrade.

Per quella vostra rara cortesia, e per voi tutta, onde si gloria Spagna, vi supplico che grave non vi sia ne l'alto officio avermi per compagna;

sì che insieme n'andiam per l'alta via, o quando voi ven gite, io mi rimanga; ed a vicenda, e da compagne fide, l'una oggi il dì, l'altra domani il guide.

E se di tanta gloria io non son degna, né scemar dênsi gli onor vostri intègri, piacciavi almen che in vece vostra io vegna, guida talor de' giorni tristi e negri

(quei, che la gente vie più aborre e sdegna); e voi guidate i dì chiari ed allegri! Così sarem io torbida, e voi chiara, io odiosa ai secoli, e voi cara.

Ho detto oltra il dover, né sonmi avvista che 'l sole ha fuor del mar quasi la testa. Andrò via, dunque; e, vaga di tal vista, sarò a tornar più, che non soglio, presta:

per la palude, unqua da me non vista, mentre il fren del bel carro in man mi resta, io giuro non condur mai giorno al mondo, che non venga, per voi, fausto e giocondo.

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