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1510–1568

STANZE II

Luigi Tansillo

A caso un giorno mi guidò la sorte in un bosco di quercie ombroso e spesso, ove giacea un pastor ferito a morte, che la sua ninfa in sen se l'avea messo.

La giovane gentil piangea sì forte sopra l'amante, che l'amante istesso, benché la piaga sua fusse mortale, piangea il pianto di lei, più che 'l suo male.

Vaga d'udir, com'ogni donna suole, e di veder che fin abbia la cosa, in un cespuglio, ove a pen'entra il sole, da gli occhi d'ambi due mi stetti ascosa.

Il pastor, nel formar de le parole, e 'l pianto de la ninfa dolorosa parea che l'aere intorno e le contrade facesser lacrimar per la pietade.

Con quel poco di spirto che gli avanza: “Non mi duole il morir” (dicea il pastore), “purché, dopo la morte, abbia speranza di vivere alcun tempo nel tuo core”.

Disse la ninfa: “E come avrà possanza di viver un di noi, se l'altro more? S'io vivo nel tuo petto e tu nel mio, come, morendo tu, viver poss'io?”.

Mentre ch'ella le piaghe va asciugando, e che de' suoi begli occhi il pianto beve (o caso troppo doloroso!), quando il ferito pastor pur morir deve,

veggio la bella ninfa andar mancando e cader morta! Per finir in breve: rimaser ambi morti in su quel suolo, ché l'uno uccise il ferro e l'altro il duolo!

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