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1510–1568

SONETTO XXX

Luigi Tansillo

Se quelle voci, che m'uscîr del petto, mentr'io di voi mi dolsi, e quelle carte ch'io vergai d'ira, e son tra molti sparte, riaver potessi indietro, or che soggetto

cangiar convien (poi che ragione ha stretto quel nodo in tutto, ch'ira sciolse in parte), preda d'oblio ciò che disdegno ed arte han scritto, io farei, donna, e ciò che han detto.

Non perché macchia al vostro onor né danno fess'io già mai con lingua o con inchiostro, ma acciò che quei che dopo noi verranno (s'avvien che tanto viva il nome nostro),

sappian com'io v'amai più d'anno in anno, e nacqui, e vissi sempre, e morrò vostro.

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