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1510–1568

SONETTO XXVIII

Luigi Tansillo

Quel nodo, ch'io pensai che fusse sciolto, anzi rotto dal peso de gl'inganni, che, non dal giogo pur di duo tiranni, sdegnando, un cor penoso avrian ritolto,

ma dal seno di Giove; or, dopo molto volger di ciel, girar di mesi e d'anni, par ch'a languir di nuovo mi condanni, e stia nel cor; via più che prima, avvolto.

Ma se, doppiando il duol (miser che spero!), un'altra volta io mi riscuoto e snodo, terrò la fuga per miglior sentiero. E, perché stral d'amor più non mi tocchi,

di quei diamanti, ond'ei compose il nodo, mi farò piastra al petto, e scudo a gli occhi.

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