Quand'io penso all'error, donna, commesso
con sì poca ragion, con sì gran torto,
vergogna e duol mi premon sì, ch'io porto
invidia quasi a' morti, odio me stesso.
Per gioir di quel ben ch'era concesso
a gli occhi miei, doveami parer corto
quanto camina il sole, e io, mal accorto!,
poco il pregiai, tenendol sì da presso.
Pena del mio fallir vi chiederei,
se dal primiero dì pena ed affanno
non avesser portato gli occhi miei.
E qual più gran martìr, qual più gran danno,
che viver senza voi, soffrir potrei?
L'error, dunque, e la pena insieme vanno.