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1510–1568

SONETTO XXIX

Luigi Tansillo

Quand'io penso all'error, donna, commesso con sì poca ragion, con sì gran torto, vergogna e duol mi premon sì, ch'io porto invidia quasi a' morti, odio me stesso.

Per gioir di quel ben ch'era concesso a gli occhi miei, doveami parer corto quanto camina il sole, e io, mal accorto!, poco il pregiai, tenendol sì da presso.

Pena del mio fallir vi chiederei, se dal primiero dì pena ed affanno non avesser portato gli occhi miei. E qual più gran martìr, qual più gran danno,

che viver senza voi, soffrir potrei? L'error, dunque, e la pena insieme vanno.

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