Mentre la bella e viva effige vera
téma e furor mi toglie ed allontana,
corro col sonno all'ombra esangue e vana,
e, per vedere il sol, bramo la sera.
Quanto la viddi, ohimè!, sdegnosa e altiera,
tanto m'appar, dormendo, umile e piana;
onde del vero ben l'alma lontana,
cerca l'imagin sua, perché non pera.
Vien, sonno, priego, e le mie luci ingombra,
poi che 'l suo sdegno e le mie colpe vonno
ch'oggi il maggior mio ben sia sogno ed ombra.
Ma se dar luogo a te gli occhi non ponno,
qual son, carco di duol, fingimi ed ombra,
ed a chi n'è cagion, mostram'in sonno.