Prendi quest'alma in grembo, e menal'oggi
al duro scoglio, ov'il mio ben s'asconde,
caro pensier: fa che l'afflitta abbonde
del ben perduto e 'l piè già scarco appoggi.
Tu, dispregiando e campi e valli e poggi,
vago ten corri, ov'il voler t'infonde:
né minaccia di tuon né furor d'onde
pon far ch'il mar non varchi o 'n ciel non poggi.
Tu nel passato riedi, e nel futuro
passi sovente: a te nell'altrui regno
temenza e gelosia non chiudon porte.
Vivrò, dolce pensier, lieto e sicuro:
mentre avrà l'alma inferma il tuo sostegno,
altro turbar non mi potrà che morte.