O del fido, devoto e pargoletto
regno dell'alma mia donna e reina,
la cui potenzia riverente inchina
il voler, la memoria e l'intelletto;
forse, vaga d'uscir voi del mio petto,
là dove vostra sede il ciel destina,
bramate farne l'alma peregrina,
dispregiando, superba, umil ricetto.
Bench'a colpi di strazio e di disdegno
la cavi vostr'orgoglio, ond'io ne mora,
voi rimarrete qui, dov'io vi tegno.
Serìa bisogno, per uscir voi fuora
del petto, dov'avete eterno regno,
morendo il corpo, morir l'alma ancora.