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1510–1568

SONETTO LXXXVII

Luigi Tansillo

Quando, a spiar del mondo l'occulte opre, apre or un occhio, or cento, or mille il cielo, la notte spiega il nero umido velo, e i color de le cose adombra e copre.

Par che allor meco Amor sue forze adopre: allor, più che mai, piango ed ardo e gelo, e ciò, che 'l dì quasi a me stesso celo, còlta dal duol, la lingua a gli altri scopre.

Se fusse tal il suon de' miei lamenti, qual è il cor, ond'ell'escon, mentre lunge sì dal mio ben, rapido Egeo, mi togli; pianger farei del mar le dure genti,

cui né pietà d'altrui né di sé punge, e indurar l'onde e intenerir li scogli.

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