Come augellin, ch'umane note finge,
e, chiuso in gabbia, il suo signor diletta,
quando più teme che si faccia stretta,
la prigion vede aperta, che lo stringe;
mentre a fuggir le picciol'ale accinge,
scorge rapace augel, che for l'aspetta,
desio di libertade oltre l'alletta,
e téma a dietro di morir lo spinge:
così dal labirinto, ove lagnarmi
dolce io solea, che possa uscir m'avveggio
mercé di lei ch'il fil degnò gittarmi;
ma nella libertà non so che veggio
che mi sgomenta; ond'io non so che farmi:
“il mal mi preme e mi spaventa il peggio”.